Rivista dell'Università in Movimento
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Fuga dalle mediane. Una proposta
Sapere / Potere - Proposte
Giuseppe Caputo    30.09.12

numeri medianeMolto rumore per nulla?

Il complesso processo delle abilitazioni scientifiche nazionali (ASN) è giunto a un punto critico. Le incertezze e incongruenze del cosiddetto criterio della 'mediana' implementato dall’ANVUR stanno causando numerosi ricorsi amministrativi che rischiano di bloccare le abilitazioni. I valori numerici scaturiti dal metodo della mediana appaiono poco affidabili in quanto derivano dall’uso di una banca dati lacunosa, creano disparità fra le aree tecnico-scientifiche e le altre aree delle scienze economico-giuridico-sociali-umanistiche, tanto che in alcuni settori concorsuali la platea di candidati che superano le mediane è relativamente elevata mentre in altri settori è ingiustamente bassa.

Del resto se alcuni parlamentari di entrambi gli schieramenti politici, compreso l’ex ministro Gelmini, hanno sentito l’esigenza di chiedere al Governo un atto formale che sancisca che il superamento delle mediane non costituisce un criterio vincolante per l’ottenimento dell’ASN, è perché è ormai evidente a tutti che rischia di saltare l’intero sistema di valutazione nazionale. L’ANVUR stessa in più sedi si è preoccupata di avvertire che le mediane non sono ritenute criteri vincolanti per la valutazione dei candidati. Dobbiamo dunque chiosare con Shakespeare Much ado about nothing?

La commedia degli errori

Probabilmente no. Difatti, il gran rumore prodotto dalle note e circolari ANVUR non avrebbe come esito il nulla. La “via di fuga” suggerita dalla stessa ANVUR che dichiara la non-vincolabilità delle mediane elaborate dall’agenzia non appare una soluzione convincente e soprattutto non tale da mettere l’ASN al riparo dal suo naufragio. Erediteremmo infatti tre ordini di problemi:

1. Rimanendo le mediane un requisito obbligatorio per la formazione delle commissioni, non si eviterebbero i ricorsi degli ordinari esclusi.

2. Permarrebbe in essere il discutibile principio secondo cui un candidato per ottenere l’abilitazione deve possedere una produzione scientifica superiore alla metà dei docenti della fascia per cui concorre.

3. Le mediane, anche non vincolanti, rimarrebbero quali valori di riferimento su cui le commissioni dovrebbero basare il giudizio. Ma poiché la base dati da cui sono state calcolate non è affidabile, il loro utilizzo sarebbe comunque discutibile e certamente esposto al rischio di azioni legali.

Si corre insomma il pericolo di snaturare il significato delle 'soglie minime', senza riuscire peraltro a mettere al riparo le abilitazioni dai ricorsi e dalle storture legate al principio stesso della mediana.

 Misura per misura

Vorrei pertanto avanzare una modesta e spero semplice proposta, alla quale bisogna prima premettere che lo schema dell’ASN costituisce forse la parte migliore della legge 240. Non andrebbe perciò persa l’occasione di sperimentarne il metodo ed eventualmente correggerlo dopo la prima tornata di abilitazioni.

Il principio della mediana come metodo per valutare l’impatto della produzione scientifica dei candidati e dei commissari è contenuto nel DM 76/2012 che attua le disposizioni della 240/2010. Il difetto fondamentale di questo principio lo si può spiegare con una metafora. Supponiamo che per fissare il limite di velocità in autostrada lo Stato decidesse di adottare un metodo basato sul calcolo del valore medio (per sua natura variabile) della velocità delle auto che percorrono le autostrade. Non ci sarebbe quindi un valore fisso noto in partenza a tutti, ma ad ogni rilevazione si avrebbe un valore nuovo dovuto alle velocità che hanno avuto le auto nel periodo precedente alla rilevazione. Potremmo stare certi che gli automobilisti vivrebbero nella totale confusione e che lo stato non riuscirebbe più ad esigere nessuna contravvenzione, perché ad ogni multa seguirebbe un ricorso fondato sulla messa in discussione dei calcoli fatti dalla polizia stradale. Se poi questi calcoli non fossero basati su accurate rilevazioni strumentali della polizia, ma sulle dichiarazioni degli automobilisti rese al casello, il metodo diventerebbe una farsa.

Fatte salve tutte le debite differenze, per le abilitazioni nazionali si verifica una situazione simile. I docenti corrono sul “mercato editoriale”, dichiarano sul proprio sito docente quante pubblicazioni hanno fatto e l’ANVUR calcola i valori (mediane) che bisogna superare per ottenere le abilitazioni. E’ evidente a tutti che un sistema del genere è indifendibile. Anche se le mediane venissero considerate come valori indicativi da cui le commissioni possono discostarsi, come detto in precedenza, non si risolverebbero i problemi di base che pongono.

Tutto è bene quel che finisce bene

Bisogna tener presente che nel testo del decreto 76, a parte la sezione delle definizioni e l’art.6 comma 6, non si fa menzione delle mediane che invece sono presenti negli allegati. La proposta che vorrei avanzare consiste nel modificare gli allegati A e B del decreto cancellando le parti che fanno riferimento alle mediane. Esse andrebbero sostituite con valori fissi degli «indicatori di impatto della produzione scientifica» differenziati per settore concorsuale. Tali valori dovrebbero entrare come parte integrante del decreto ed essere validi per un biennio. La determinazione di tali valori andrebbe fatta dal Ministero, tramite i suoi organi consultivi, partendo dai dati delle mediane calcolati dall’ANVUR modificati per correggere le storture menzionate in precedenza.

In particolare, bisognerebbe rispettare l’equilibrio tra le aree “bibliometriche” e “non bibliometriche” e bisognerebbe garantire che la platea di candidati potenziali che superano le soglie sia equilibrata fra tutti i SC, creando le condizioni perché ciascuna commissione abbia un numero sufficientemente ampio di candidati su cui esercitare una stringente valutazione di merito. Ad esempio, si potrebbe stabilire che tale platea sia costituita da non meno del 40% degli attuali docenti strutturati. Considerando che a questa platea si aggiungerebbero i candidati non strutturati, si creerebbero le condizioni perché ciascuna commissione abbia un numero sufficientemente ampio di candidati su cui esercitare una valutazione qualitativa. Trasformando i valori fluttuanti delle mediane in valori fissi si eviterebbero poi tutte le incongruenze e incertezze legate al metodo di calcolo e alle banche dati, mantenendo però il principio delle soglie minime basate sulla produzione scientifica dei docenti di ruolo. Al contempo bisognerebbe provvedere a una rapida correzione delle liste di riviste scientifiche, eliminando le palesi difformità rispetto alle definizioni assunte della stessa ANVUR (come ad esempio, i quotidiani, le riviste politiche, religiose, ecc…) e ripensando l’opportunità di mantenere le riviste di fascia A.

Infine, poiché le uniche modifiche riguarderebbero solo gli allegati del DM 76, è ipotizzabile che l’iter di revisione del decreto possa avvenire in tempi molto stretti. Sia il Consiglio di Stato che gli organi consultivi ministeriali potrebbero infatti esprimere in poche settimane il parere di competenza. Anche la correzione dei valori numerici, potendo basarsi sui valori delle mediane calcolati dall’ANVUR, e una volta fissato l’obiettivo di avere una percentuale minima di docenti per ogni SC che superano gli indicatori, potrebbe avvenire in tempi rapidi ad opera degli organi consultivi del Ministero. In sostanza, a fronte di un ritardo di pochi mesi, si eviterebbero il probabile blocco dei concorsi e alcune delle storture in precedenza indicate.

Chiaramente una simile soluzione non risolverebbe tutte le criticità contenute nel decreto 76. Rimarrebbe, per esempio, aperta la questione fondamentale dell’utilizzo degli indicatori bibliometrici come strumento di valutazione. Al punto in cui siamo bisognerebbe accettarne l’utilizzo per il primo biennio delle abilitazioni, aprendo però immediatamente un tavolo di lavoro presso il MIUR che individui nuovi “criteri e parametri” da introdurre in occasione della verifica biennale del decreto prevista dal regolamento sulle abilitazioni. A questo tavolo dovrebbe partecipare una parte ampia della comunità scientifica e un gruppo di esperti chiaramente riconosciuto in tema di valutazione.

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