Rivista dell'Università in Movimento
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Oltre le regole etiche individuali. Genesi e palingenesi degli intellettuali TQ
Sapere / Potere - Analisi
Alessandro Viti    08.12.11

oltre-le-regoleCultura e politica

Chi scrive ha conseguito il diploma di maturità nel 1997. La traccia del tema invitava a una riflessione sul rapporto tra cultura e politica: nell’era della presunta fine delle ideologie, parve abbastanza scontato partire dal presupposto che fosse salutare tenere le due cose separate. Nel frattempo l’economia, vera dottrina egemone del nostro tempo, spingeva la politica a legiferare in modo da mortificare in misura sempre maggiore il ruolo della cultura, disegnando i tratti di un pensiero unico che è arrivato a mostrare la sua faccia più feroce in questi ultimi anni, mesi, settimane. Veniamo da decenni di progressiva svalutazione del lavoro culturale, particolarmente vistosa in Italia a causa delle solide radici storiche di un anti-intellettualismo poi rafforzatosi con l’avvento della società della comunicazione. Il ceto intellettuale non ha saputo, né in certi casi voluto, opporsi: la tendenza a dedicarsi ai rispettivi specialismi appare in retrospettiva come una tacita accettazione del paradigma individualista dominante. Atomizzazione e (auto-)marginalizzazione dal discorso pubblico hanno prodotto assuefazione al degrado culturale.

La genesi di TQ

Era dunque inevitabile che un tentativo di invertire la rotta avrebbe dovuto presentarsi palinodicamente come un’autocritica individuale e collettiva («ognuno chiuso nel suo recinto, quale impatto abbiamo sulla realtà?», da «Andare oltre la linea d’ombra», il primo documento TQ consultabile, come tutti gli altri, su www.generazionetq.org). Da qui la genesi di Generazione TQ (trenta-quarantenni): scrittori, editor, critici e altre tipologie professionali riassumibili sotto l’etichetta di lavoratori della conoscenza si sono incontrati per la prima volta il 29 Aprile 2011, ne è nato un movimento che a Luglio ha pubblicato i primi tre manifesti (politica, editoria, spazi pubblici), e, forte di un numero crescente di adesioni, sta continuando a lavorare a un disegno, politico in senso lato, di analisi teorica e azione pratica d’intervento nella vita culturale del paese.

Oltre l’etica individuale

La prima vittima di questo ritrovamento di un orizzonte comune è l’idea che la sola opposizione alla corrente contraria potesse venire dall’etica del lavoro individuale, dalla retorica presto rivelatasi autoconsolatoria che tutto ciò che si potesse fare fosse lavorare bene e onestamente ciascuno nel proprio piccolo. «La rivoluzione comincia davanti allo specchio», scrivevano nel 1987 gli indie-rockers Hüsker Dü: dopo le ubriacature ideologiche del decennio precedente, l’adozione di questo pur ragionevole motto ha portato alla generale accettazione di una condizione di nicchia, praticata nella rinuncia a credere che, unendosi, si potesse far qualcosa per cambiare le cose su un piano più vasto. La novità di TQ non sta tanto nei temi trattati, quanto nella maturazione della convinzione che sia diventata imprescindibile un’azione comune, il recupero della dimensione collettiva persa dopo gli anni Settanta (in tutto ciò la questione generazionale non è che un dato di partenza, per quanto fondamentale).

Intellettuali e azione collettiva

Siamo, per dirla con Bourdieu, in una di quelle condizioni storiche in cui gli individui devono superare i propri interessi per perseguirne di più generali. Generazione TQ crede nella possibilità di uscire dal gioco autoreferenziale della lotta permanente tesa a riscrivere le regole interne al campo intellettuale. Leggere il movimento esclusivamente nel quadro agonistico degli interessi contrapposti porterebbe a un cinismo immobilizzante che oggi, mi sembra, non ci possiamo permettere. Dalla lezione del sociologo francese va piuttosto attualizzato l’invito, felicemente contraddittorio rispetto alla logica dei campi, a costituire «un intellettuale collettivo», o più realisticamente un’azione collettiva degli intellettuali, che sappia efficacemente sconfinare nel campo della politica e del potere riacquistando il proprio ruolo di contropotere critico. Il superamento del concetto d’individualità rappresenta l’elemento di novità rispetto ad altri modelli di intellettuali di opposizione come quello pasoliniano riportato d’attualità da Saviano o quello dell’esiliato, outsider, disegnato da Said.

Intellettuali e collaborazione paritaria

Dove l’idea di «corporativismo dell’universale» è casomai inutilizzabile è nel fatto che Bourdieu la propugnasse come difesa di una posizione di prestigio e autorevolezza degli intellettuali che oggi, in Italia, appare da tempo perduta. Anziché una difesa serve un nuovo inizio, partendo dal presupposto che oggi gli intellettuali trenta-quarantenni si presentano come lavoratori alle prese con disoccupazione e precarietà in istituzioni strangolate dai tagli. Più che per mantenere l’autonomia del campo, la lotta sembrerebbe essere per il sostentamento materiale. Non c’è nessun privilegio di casta da difendere, Generazione TQ si pone in un’ottica di collaborazione paritaria con gli altri movimenti che stanno animando questo periodo durissimo della nostra storia: Valle Occupato, comitati per i beni comuni, indignati ecc…, in un tentativo di ricomporre l’idea di una società civile diversa dal modello neoliberista che si vorrebbe come unico possibile.

Il ruolo civile dell’arte

Gli intellettuali devono «mettere al servizio dell’indignazione e della rivolta popolare le loro capacità di spiegazione e di sistematizzazione» (sono parole ancora di Bourdieu, scritte nel 1992). Così come non si può lasciar passare nemmeno per un istante l’idea che sia possibile porre in secondo piano la cultura in tempi di emergenza economica, dev’essere altrettanto chiaro che la battaglia in nome della cultura ha una portata politica ampia e non settoriale, che riguarda tutti. Per questo il manifesto TQ sottolinea la messa tra parentesi delle questioni estetiche in favore di istanze politiche e sociali, nel tentativo non di costituire un nuovo tipo di arte “impegnata”, bensì di valorizzare il ruolo civile dell’arte. Generazione Tq non è una corrente artistica che propone una propria poetica come da modello novecentesco.

TQ e l’università

Generazione TQ, si sarà capito, nasce fuori dall’università e, sebbene abbia in breve ricevuto l’adesione di molti membri appartenenti al mondo accademico, il suo ruolo in essa è ancora tutto da scrivere. Un manifesto università è in via di estensione, e sarà pubblicato entro la fine dell’anno. C’è la consapevolezza di arrivare in ritardo rispetto a esperienze come quella dell’Onda o la rete dei ricercatori 29 Aprile; TQ aspira a dare il proprio contributo in un cammino comune con chi condivide l’obiettivo di difendere l’istituzione universitaria avvilita da una serie di riforme peggiorative e tagli lineari, mantenendo chiaro al contempo che l’obiettivo è un cambiamento radicale in senso virtuoso, non certo la conservazione di una qualunque concezione di status quo. L’origine endogena di Generazione TQ rispetto all’ambiente universitario, dopo un primo momento di difficoltà, può rivelarsi un fattore vivificante se posto accanto alle lotte, pur condivisibili, di singole categorie ad esso appartenenti. Difficile credere che il miglioramento possa arrivare solo dall’interno, se si pensa a come la Conferenza dei Rettori abbia ratificato la riforma Gelmini. Per questo il manifesto TQ si chiuderà con l’invito a una coalizione dei lavoratori della conoscenza pubblici e privati, nel mondo universitario e in quello delle professioni, nella speranza che l’ideale di lavoro simbiotico che ispira TQ possa smuovere in positivo anche un mondo proverbialmente autoreferenziale come quello accademico.

Desistenza, resistenza, nuova essenza

L’università deve cessare di essere percepita come luogo di privilegiati che proteggono i propri interessi: sarebbe non poca cosa se la generazione di trenta-quarantenni, che vi sono entrati da poco o sperano di farlo il prima possibile, si proponesse di spezzare la logica baronale che trova il modo di perpetuarsi indipendentemente da ogni riforma. Un mutamento si direbbe antropologico più che politico, che assume, è innegabile, tratti utopici. Ma lo spirito costruttivo (forse ingenuo, forse forzatamente volontaristico) di TQ è una reazione innanzitutto al cinico scetticismo che ci ha cresciuti come generazione. Unica alternativa alla desistenza è parsa essere la retorica della resistenza («resistere, resistere, resistere»): forse è il momento di passare invece al contrattacco con progetti nuovi. Muovendosi sul filo sottile della lama che divide pragmatismo e visione di largo raggio, azione concreta e analisi teorica, proposte riformiste e opposizione radicale, si rischia di cadere o di tagliarsi. Tuttavia quella di Generazione TQ è un’occasione storicamente ineludibile di porre un argine alla deriva verso l’inessenzialità dell’intellettuale. Potrebbero non essercene altre, poi.

 

NOTE

Il sito dei lavoratori e delle lavoratrici della cultura trenta-quarantenni su cui è possibile seguire le iniziative e reperire i documenti del movimento è www.generazionetq.org. Altre informazioni su TQ sono disponibili sul numero 12 (Settembre 2011) di «Alfabeta 2» e su vari siti di critica e discussione letteraria, quali 404 File Not Found, Finzioni, Minima & Moralia, Nazione Indiana, Scrittori Precari, Vibrisse.

La citazione degli Hüsker Dü è tratta dalle note interne del disco Warehouse: Songs And Stories (Warner Bros, 1987).

Per i riferimenti a Bourdieu e alle sue tesi si rimanda al noto Les règles de l’art (1992). Il capitolo finale «Per un corporativismo dell’universale» si trova alle pp. 425-37 dell’edizione italiana (Il Saggiatore, Milano 2005). Si veda anche Campo del potere e campo dell’intellettuale, a c. di M. D’Eramo, Manifestolibri, Roma 2002.

Sul tema dell’università discusso in TQ segnalo www.generazionetq.org/2011/10/30/laura-perduta-degli-atenei-a-partire-da-macherey/#more-3804.

 

Commenti 

 
0 #1 Maira 2011-12-11 14:27
"gli individui devono superare i propri interessi per perseguirne di più generali." Ribadisco e sottoscrivo! Tq è questo e molto di più...
Citazione
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna