Rivista dell'Università in Movimento
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
La lezione laica e tenace di Said
Sapere / Potere - Biblioteca
Emanuela Annaloro    25.05.10

Edward W. Said, Umanesimo e critica democratica. Cinque lezioni, Il Saggiatore, Milano 2007

said.jpgHumanism and Democratic Criticism (la traduzione italiana di Monica Fiorini è introdotta molto chiaramente da Giorgio Baratta) è un libro postumo. Said, uno dei più importanti intellettuali occidentali, è morto nel 2003.  Il saggio si divide in cinque capitoli, scritti in occasione di conferenze pubbliche e rielaborati fra il 2000 e il 2003. Il carattere d’intervento pubblico da cui sono scaturiti i saggi pervade il volume. Sia perché ne connota la cifra espositiva, votata alla chiarezza e all’argomentazione discorsiva, sia perché ne caratterizza i contenuti. Nelle Cinque lezioni, infatti, Said esplora la relazione che intercorre fra «l’umanesimo e la pratica critica» (p. 32), basandosi su dei riferimenti precisi, costituiti dalla lezione di Auerbach (per il rispetto della verità dei testi e la dedizione morale della sua ricerca), di Gramsci (per la riflessione sul ruolo degli intellettuali) e di Vico (per il senso di provvisorietà costitutiva degli studi umanistici).

I primi due capitoli descrivono l’ambito degli studi umanistici e prendono a bersaglio da un lato il discredito a cui oggi sono soggetti tali studi, dall’altro le piccole èlite intellettuali arroccate su posizioni aristocratiche di “salvaguardia” del patrimonio culturale occidentale. Nel terzo capitolo l’autore propone un Ritorno alla filologia, intesa come il cuore stesso dell’umanesimo perché basata sulla critica rigorosa dei testi letterari, sul rispetto della verità e sul confronto civile delle posizioni. Segue un capitolo molto bello dedicato a uno dei più grandi filologi esistiti, Erich Auerbach, di cui si commenta il capolavoro: Mimesis. Infine nel quinto capitolo, Said discute del Ruolo pubblico degli scrittori e degli intellettuali, cui affida tre compiti di lotta: 1) di proteggerci dalla scomparsa del passato, 2) di costruire «campi di coesistenza in luogo di campi di battaglia», 3) di essere i depositari di una «contromemoria» che non permetta alla coscienza «di distogliere lo sguardo o di addormentarsi» (p. 163).

Umanesimo e critica democratica è un libro diretto, netto, polemico e coraggioso. Vi si possono leggere convincimenti chiari e prese di posizione forti: «l’umanesimo è l’esercizio della facoltà di  ognuno, attraverso il linguaggio, per capire, reinterpretare e cimentarsi con i prodotti della lingua nella storia, in altre lingue e in altre storie» (p. 57), o interrogativi pressanti e ineludibili: «quella americana è una società di immigranti, composta ora meno di nordeuropei che di latino americani, africani e asiatici. Perché questa realtà non dovrebbe riflettersi nei “nostri” valori tradizionali e nella “nostra” eredità?» (p. 50).

Per Edward Said la pratica umanistica è una parte integrante del nostro mondo e non un abbellimento o una nostalgica rievocazione del passato. L’umanesimo è insomma «un’attività mondana» che può andare oltre gli spazi privati e i confini di un’aula per divenire una «tecnica di disturbo» volta alla demistificazione degli orizzonti dominanti e all’individuazione di nuove prospettive.  Lo stesso può dirsi della sua lezione laica e tenace che non dimenticheremo.

Allegati:
Scarica questo file (LA LEZIONE_LAICA_E_TENACE_DI_SAID.pdf)LA LEZIONE_LAICA_E_TENACE_DI_SAID.pdf[La lezione laica e tenace di Said]151 Kb
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna