Rivista dell'Università in Movimento
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Le occupazioni e la comunità della scuola
Controgiornale - Prima pagina
Connie Fascella    12.12.12

lampo

Il Preside tuonante...

Ci risiamo. Ma stavolta ad attaccare la scuola, anzi i docenti, è un preside, il famoso “preside di ferro” noto alla stampa cittadina palermitana per la sua intransigenza e severità. Confesso che è servito molto coraggio e sangue freddo per leggere quanto scritto nell’articolo “Le occupazioni e la giunta Crocetta”, pubblicato nel settimanale La Letterina ASASi n 342 del 29 novembre 2012.

Il preside Tripodi, preside dell’I.I.S.S A. Volta di Palermo dalla sua poltrona “calda” tuona: tuona contro la Digos che non svolge il suo lavoro di disoccupazione della scuola; tuona contro i docenti che sembrano assecondare tali manifestazioni nell’apatia; tuona contro l'incapacità degli organi collegiali che non si assumono responsabilità di governo; tuona ancora contro il Ministro Profumo che si spende nel cercare di aumentare lo stipendio ai docenti; tuona in ultimo contro Crocetta, il neo presidente della Regione Sicilia, che nomina una studentessa fuoricorso assessore all'Istruzione. Una saetta per tutti, insomma, nessuno escluso! Nemmeno il generale Mori e l'ex ministro Mancino apparentati, con un uso piuttosto disinvolto della storia di mafia, addirittura ai prof. palermitani.

...e la comunità che non c'è più

Discuto pubblicamente di questa lettera, apparentemente marginale e locale, perché essa testimonia in poche righe che per molti di noi la comunità scolastica non esiste più, o meglio non esiste più nella rappresentazione che di solito ne diamo persino a discapito di un'evidenza pratica: il lavoro nella scuola funziona solo se un insieme di sinergie coopera e condivide un progetto educativo. Peraltro, la comunità scolastica per alcuni di noi (preside tuonante in testa) non esiste più finanche in barba all’art. 25 del D. Lgs.165/01 che prevede che “nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione, coordinamento e valorizzazione delle risorse umane.” Le “risorse umane”, come si sa, hanno sostituito (con cortocircuito linguistico-economico) la “comunità scolastica”, anche se ancora per legge e nel vissuto condiviso da molti, essa rappresenta il motore principale della scuola, del suo funzionamento e della sua stessa crescita.

Come si cresce (se si cresce)

La “crescita” di un'azienda si misura in termini di fatturato e di produttività, quella di una comunità, scolastica o meno che sia, si realizza attraverso uno scambio continuo di opinioni e d'idee, attraverso la negoziazione dei conflitti e la mediazione delle posizioni; si realizza in breve attraverso la presa in carico di decisioni democraticamente deliberate. Certamente, si tratta di due modi molto diversi di intendere la crescita. Nella prima accezione il capo d'Istituto è prevalentemente il Dirigente di un'organizzazione di impiegati e utenti, che verosimilmente reagirà stizzito nei confronti di coloro (tutti coloro!) che impediscono il regolare funzionamento della scuola pregiudicandone la “produttività.” Nella seconda accezione, invece, la “crescita” non segue un andamento lineare, poiché prevede cadute, cedimenti e debolezze, e non va a bilancio, poiché mai si presuppone raggiunta. Gli intralci, di qualsiasi tipo, secondo questa concezione di crescita, vengono messi in conto e al più valorizzati. Chi crede che la scuola sia innanzitutto una comunità la pensa così e continua a pensarla così anche se contraddetto e inascoltato, come nel caso delle occupazioni studentesche.

La comunità scolastica nelle occupazioni

Pur non condividendo queste forme di protesta, molti professori sono rimasti accanto ai loro alunni nei giorni delle occupazioni. E' cronaca. I nostri studenti sono stati sollecitati, incalzati con domande e riflessioni, messi in contraddizione e nelle contraddizioni rispettati. Il filo del dialogo non è stato interrotto dalle occupazioni. Durante le proteste i professori sono rimasti nelle loro comunità, magari in attesa fuori dai cancelli delle scuole, mentre nei cortei hanno scelto per lo più di sfilare anziché sotto le sigle sindacali al fianco dei propri studenti.

Inopportuno! Troppo comodo! Sbagliato! Tuonerà quel Preside preposto a far quadrare conti che non tornano più da nessun punto di vista. Inopportuno? Troppo comodo? Sbagliato? Forse, penseranno molti di noi. Ma nella querelle, persino in quella più impettita e volgare, non si dimentichi che mentre i nostri studenti cercavano di “prendersi” la scuola, occupando un territorio che per questa stessa ragione manifestavano di non possedere più, i professori erano là. E non tanto per contratto, ma perché quel “territorio” che si chiama scuola è di tutti noi, inadeguati o disorientati, feriti o denigrati, e noi siamo la sua comunità.

 

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