Rivista dell'Università in Movimento
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Una vita da mediana
Controgiornale - Prima pagina
Paolo Rossi    13.10.12
una vita da mediana

Avrei voluto nascere maschio, per gli ovvi vantaggi sociali offerti dal ruolo, ma era tarda sera, e quel giorno, come al solito, il numero dei nati maschi, aveva già superato il 50%, e non ci fu niente da fare.
A scuola avrei scelto di studiare inglese, ma mi fecero notare che l’inglese si studiava soltanto in metà delle classi, e la mia iscrizione non era arrivata in tempo. Ora conosco bene il portoghese, ma non mi capita molto spesso di usarlo.
In classe sedevo nella fila di destra: era quella cui toccava sempre la versione di greco più difficile. Mi piaceva parecchio un ragazzo della terza C, ma nella graduatoria dei maschi finivo sempre nella metà delle bruttine, e mi sono ritrovata con un secchione di quarta che alla fine poi ho dovuto anche sposare.
In vacanza andavo a Rimini, ma sempre nella seconda metà degli ombrelloni, quelli da cui si vede bene San Marino, ma per il mare ci vuole il binocolo.

Per qualche tempo ho creduto nella politica, ma le coalizioni per cui votavo non arrivavano mai oltre il 49%.
Decisi di andare all’università, a Medicina c’era il numero chiuso: sbagliai più di metà delle risposte perché non leggevo Novella 2000, e così dovetti iscrivermi a Biologia, però nel secondo gruppo, quello che faceva laboratorio a ora di pranzo e a ora di cena. Mi laureai con la gastrite e concorsi al dottorato. Vinsi, ma metà dei posti era senza borsa, e per tre anni passai tutte le sere e i weekend a fare la babysitter.
Partecipai a molti concorsi: se c’era un posto arrivavo seconda, se i posti erano due arrivavo terza, e così via. Come premio di consolazione c’era sempre qualche breve contratto sottopagato, e così di mestiere faccio la precaria.
Per scrupolo ho tentato di entrare nel TFA, ma metà delle domande cui aveva dato la risposta corretta è stata annullata, perché la risposta ufficiale era quella sbagliata.
Ora mi dicono che dovrei provare a chiedere l’abilitazione ma le mediane del settore in cui il professore conta sono altissime perché sono tutti tanto bravi (dice lui), mentre nel settore adiacente (dove non sono tanto bravi) le mediane sono bassissime, ma quelli del mio settore non passano mai, neanche se fanno le stesse cose.
Se avessi un po’ di fortuna potrei forse diventare ricercatrice a tempo determinato: ma poi soltanto uno su due ha il posto assicurato senza concorso e l’altro deve fare un concorso in cui soltanto uno su due può restare nella propria sede. E già mi immagino a chi toccherebbe andarsene. Mio marito ha già detto che se vinco un posto fuori sede lui i bambini non li bada.
Di bambini per ora in verità non ne abbiamo (l’andrologo ha detto che abbiamo una probabilità su due), ma non si sa mai…
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