Rivista dell'Università in Movimento
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Il chewing-gum
Controgiornale - Prima pagina
Silvia Dai Pra'    12.12.11

chewing-gum“Prof. Ma ha in bocca un chewing gum!”
Bianca mi ha guardata con la faccia stravolta dalla gioia: fare la spia era la sua passione più grande.
“E quindi?”
“E quindi non si può!”
“Mica può fare le cose che non possiamo fare noi!”
“IO non faccio mai le cose che non potete fare voi. Sto masticando un chewing gum perché ho cinque ore di fila e vorrei una sigaretta”.
“E io vorrei un panino”.
“E io una bistecca”.
“Sì prof. ma anche se lei vuole fumare non si può masticare la gomma”.
“E dove sta scritto?”
“Non si può. Ce l'ha detto la professoressa Esposito. Niente chewing gum in classe”.
“Vabbè vorrà dire che non masticherete il chewing gum durante la sua ora”.
“Allora quando c'è lei possiamo masticarlo?”
“Facciamo così. Facciamo che, quando ci sono io, se vi vedo masticare un chewing gum, se lo masticate civilmente, non vi dico niente. Tra l'altro favorisce la memoria e la concentrazione. Però non esagerate, ok?”
“Ok”.
“Ok?”
“Certo professoressa, grazie”.
“Bravi. Dimostrate di essere adulti”.
Stop, e sviolinata per me stessa: per la mia adulta capacità di discernere e il mio illuminato e connaturato senso di giustizia, roba che se la sogna, l'Esposito, una che quando entra in classe nessuno fiata e un po' devo dire che la invidio per questo, ma poi legge i libri di Fabio Volo e io non sono sicura che chi legge i libri di Fabio Volo dovrebbe davvero stare dietro una cattedra, però lasciamo stare Fabio Volo e comunque l'Esposito è una che mette le note sul registro con sopra scritto: Marco Rossi chiacchiera; e poi durante il primo collegio docenti mi si è piazzata davanti e ha attaccato a parlare dei suoi nipoti con una collega, e non ha smesso neanche quando la preside ha gridato: silenzio!, neanche quando la vicepreside ha detto: parlare durante una riunione non ha senso!, neanche quando la preside ha sbraitato: certi insegnanti sono peggio dei bambini!, no, smettevano cinque secondi, giusto per non essere identificate, e poi, quando la voce dal microfono ritrovava il filo del discorso, loro riprendevano col briccone di Sandrino, uh uh, piccola peste!, ma tanto caro, una passione per la pasta al sugo sai?, se non gli faccio la pasta al sugo a pranzo spacca tutto l'hai vista la foto del suo compleanno?
“Ohhh! Paolo! Ce l'hai uno anche per me?”
“Ma te stai sempre a scroccà! Ieri t'ho chiesto un pezzo di merenda e te...”
“E' vero! Tirchio!”
Intanto, in classe, un commercio di chewing-gum si snodava sotto lo sguardo perplesso di Bianca e quello disgustato di Marco, il primo della classe, che nei temi riservava sempre un pensiero affettuoso ai suoi compagni dicendo che sono capre e che li dovremmo bocciare tutti.
Gli undicenni li scartavano e se li mettevano in bocca, gli occhi brillanti di delizia, il palato che fremeva a contatto con quel miscuglio paradisiaco di gomma arabica, aromi sintetici e edulcoranti.
“Ok, siamo a posto? Possiamo continuare?”
“Aspetti prof, un attimo! Oh ma a me non me la dà nessuno una gomma?”
Una volta, in un libro, avevo trovato il seguente esempio sulla predisposizione individuale al rispetto delle regole: è notte, sei davanti a un semaforo rosso, non c'è nessuno, cosa fai? a) Aspetti che venga il verde b) Ti accerti che non ci sia nessuno e passi, ed io mi ero schierata per la seconda risposta, perché le regole non sono idee platoniche ma patti da introiettare e da saper interpretare al bisogno, perché poi, se al posto del semaforo, c'è il tuo superiore che ti chiede di uccidere un uomo, tu obbedisci?, e se c'è un immigrato senza permesso di soggiorno, tu lo denunci?
“Giacomo, ma cosa fai?”
“Eh, aspetti un attimo prof, sto andando a portare un chewing gum a...”.
“Sì, ma ora basta con sti chewing gum...”.
“Oh, Gia', ce n'hai uno anche per me?”
“Prof, ma guardi, me li hanno finiti tutti!”
“Luca se n'è messi dieci in bocca, prof, guardi!”
“Ma che schifo!”
“Abbiamo finito? Possiamo ricominciare?”
Torno a guardare la lavagna, poi uno strano rumore di sottofondo mi fa voltare di nuovo verso la classe. Sotto la luce al neon verdastra, ventinove undicenni stanno masticando ritmicamente un chewing gum, compresa Bianca.
“Dennis, però potresti almeno non masticare a bocca aperta?”
“Scusi prof”.
Uno fa un pallone. Un altro si tira fuori metà chewing gum dalla bocca e lo allunga in avanti, gesto che inspiegabilmente scatena l'ilarità dei suoi compagni di banco.
“Oh, c'è mio papà che fa dei palloni grandi come un cocomero!”
“Seeee, e devi vedere mi' zio allora, lui li fa come du' cocomeri!”
A volte, quando nei collegi docenti non riuscivo a sentire una parola perché tutti i colleghi parlavano contemporaneamente, mi sono chiesta se il senso dell'educazione non fosse riassumibile nel motto: impartire regole ai bambini dando per scontato che da adulti se le dimenticheranno - certo, però, quando una supplente molto arrabbiata aveva avuto il coraggio di affrontare la Esposito, e dirle che a lei dei suoi nipoti non gliene poteva fregare di meno, e che era lì per sentire il collegio e che quindi se ne stesse zitta, la professoressa Esposito non aveva detto: io faccio quello che mi pare, ma: e che ho fatto? Solo du' parolette, mo che saranno?, ossia non aveva sovvertito la regola, non l'aveva rifiutata, ma interpretata, alla luce della sua coscienza e della sua facoltà di discernimento - e che quindi il mio semaforo rosso di notte, quello che continuo a pensare che ci metta al riparo dall'infantilizzazione dei cittadini, era anche alla base delle chiacchiere della professoressa Esposito e del pallone che stava prendendo forma contro le labbra di Dennis.
“Basta. Siete veramente dei bambini. Non siete in grado di interpretare le regole, ma solo di eseguirle”.
Marco mi ha guardata come per dirmi: ora lo capisci?, un altro mi ha chiesto cosa vuol dire eseguirle, Bianca ha alzato la mano:
“Noi non siamo dei bambini, siamo dei pre-adolescenti”.
“Adesso vi alzate uno alla volta e buttate via il chewing gum. Lo butto anch'io. Avanti”.
“Sì, prof, ma prima avvolgilo in un pezzo di carta”.
La professoressa Esposito era già fuori, intenta a raccontare alla bidella della passione di suo nipote per la pasta al sugo. Appena è entrata, ho sentito la classe sprofondare in un silenzio spettrale, quello che io non sarei riuscita mai ad ottenere, nemmeno con dei cerotti.

“Prof. Ma ha in bocca un chewing gum!”

Bianca mi ha guardata con la faccia stravolta dalla gioia: fare la spia era la sua passione più grande.

“E quindi?”

“E quindi non si può!”

“Mica può fare le cose che non possiamo fare noi!”

“IO non faccio mai le cose che non potete fare voi. Sto masticando un chewing gum perché ho cinque ore di fila e vorrei una sigaretta”.

“E io vorrei un panino”.

“E io una bistecca”.

“Sì prof. ma anche se lei vuole fumare non si può masticare la gomma”.

“E dove sta scritto?”

“Non si può. Ce l'ha detto la professoressa Esposito. Niente chewing gum in classe”.

“Vabbè vorrà dire che non masticherete il chewing gum durante la sua ora”.

“Allora quando c'è lei possiamo masticarlo?”

“Facciamo così. Facciamo che, quando ci sono io, se vi vedo masticare un chewing gum, se lo masticate civilmente, non vi dico niente. Tra l'altro favorisce la memoria e la concentrazione. Però non esagerate, ok?”

“Ok”.

“Ok?”

“Certo professoressa, grazie”.

“Bravi. Dimostrate di essere adulti”.

Stop, e sviolinata per me stessa: per la mia adulta capacità di discernere e il mio illuminato e connaturato senso di giustizia, roba che se la sogna, l'Esposito, una che quando entra in classe nessuno fiata e un po' devo dire che la invidio per questo, ma poi legge i libri di Fabio Volo e io non sono sicura che chi legge i libri di Fabio Volo dovrebbe davvero stare dietro una cattedra, però lasciamo stare Fabio Volo e comunque l'Esposito è una che mette le note sul registro con sopra scritto: Marco Rossi chiacchiera; e poi durante il primo collegio docenti mi si è piazzata davanti e ha attaccato a parlare dei suoi nipoti con una collega, e non ha smesso neanche quando la preside ha gridato: silenzio!, neanche quando la vicepreside ha detto: parlare durante una riunione non ha senso!, neanche quando la preside ha sbraitato: certi insegnanti sono peggio dei bambini!, no, smettevano cinque secondi, giusto per non essere identificate, e poi, quando la voce dal microfono ritrovava il filo del discorso, loro riprendevano col briccone di Sandrino, uh uh, piccola peste!, ma tanto caro, una passione per la pasta al sugo sai?, se non gli faccio la pasta al sugo a pranzo spacca tutto l'hai vista la foto del suo compleanno?

“Ohhh! Paolo! Ce l'hai uno anche per me?”

“Ma te stai sempre a scroccà! Ieri t'ho chiesto un pezzo di merenda e te...”

“E' vero! Tirchio!”

Intanto, in classe, un commercio di chewing-gum si snodava sotto lo sguardo perplesso di Bianca e quello disgustato di Marco, il primo della classe, che nei temi riservava sempre un pensiero affettuoso ai suoi compagni dicendo che sono capre e che li dovremmo bocciare tutti.

Gli undicenni li scartavano e se li mettevano in bocca, gli occhi brillanti di delizia, il palato che fremeva a contatto con quel miscuglio paradisiaco di gomma arabica, aromi sintetici e edulcoranti.

“Ok, siamo a posto? Possiamo continuare?”

“Aspetti prof, un attimo! Oh ma a me non me la dà nessuno una gomma?”

Una volta, in un libro, avevo trovato il seguente esempio sulla predisposizione individuale al rispetto delle regole: è notte, sei davanti a un semaforo rosso, non c'è nessuno, cosa fai? a) Aspetti che venga il verde b) Ti accerti che non ci sia nessuno e passi, ed io mi ero schierata per la seconda risposta, perché le regole non sono idee platoniche ma patti da introiettare e da saper interpretare al bisogno, perché poi, se al posto del semaforo, c'è il tuo superiore che ti chiede di uccidere un uomo, tu obbedisci?, e se c'è un immigrato senza permesso di soggiorno, tu lo denunci?

“Giacomo, ma cosa fai?”

“Eh, aspetti un attimo prof, sto andando a portare un chewing gum a...”.

“Sì, ma ora basta con sti chewing gum...”.

“Oh, Gia', ce n'hai uno anche per me?”

“Prof, ma guardi, me li hanno finiti tutti!”

“Luca se n'è messi dieci in bocca, prof, guardi!”

“Ma che schifo!”

“Abbiamo finito? Possiamo ricominciare?”

Torno a guardare la lavagna, poi uno strano rumore di sottofondo mi fa voltare di nuovo verso la classe. Sotto la luce al neon verdastra, ventinove undicenni stanno masticando ritmicamente un chewing gum, compresa Bianca.

“Dennis, però potresti almeno non masticare a bocca aperta?”

“Scusi prof”.

Uno fa un pallone. Un altro si tira fuori metà chewing gum dalla bocca e lo allunga in avanti, gesto che inspiegabilmente scatena l'ilarità dei suoi compagni di banco.

“Oh, c'è mio papà che fa dei palloni grandi come un cocomero!”

“Seeee, e devi vedere mi' zio allora, lui li fa come du' cocomeri!”

A volte, quando nei collegi docenti non riuscivo a sentire una parola perché tutti i colleghi parlavano contemporaneamente, mi sono chiesta se il senso dell'educazione non fosse riassumibile nel motto: impartire regole ai bambini dando per scontato che da adulti se le dimenticheranno - certo, però, quando una supplente molto arrabbiata aveva avuto il coraggio di affrontare la Esposito, e dirle che a lei dei suoi nipoti non gliene poteva fregare di meno, e che era lì per sentire il collegio e che quindi se ne stesse zitta, la professoressa Esposito non aveva detto: io faccio quello che mi pare, ma: e che ho fatto? Solo du' parolette, mo che saranno?, ossia non aveva sovvertito la regola, non l'aveva rifiutata, ma interpretata, alla luce della sua coscienza e della sua facoltà di discernimento - e che quindi il mio semaforo rosso di notte, quello che continuo a pensare che ci metta al riparo dall'infantilizzazione dei cittadini, era anche alla base delle chiacchiere della professoressa Esposito e del pallone che stava prendendo forma contro le labbra di Dennis.

“Basta. Siete veramente dei bambini. Non siete in grado di interpretare le regole, ma solo di eseguirle”.

Marco mi ha guardata come per dirmi: ora lo capisci?, un altro mi ha chiesto cosa vuol dire eseguirle, Bianca ha alzato la mano:

“Noi non siamo dei bambini, siamo dei pre-adolescenti”.

“Adesso vi alzate uno alla volta e buttate via il chewing gum. Lo butto anch'io. Avanti”.

“Sì, prof, ma prima avvolgilo in un pezzo di carta”.

La professoressa Esposito era già fuori, intenta a raccontare alla bidella della passione di suo nipote per la pasta al sugo. Appena è entrata, ho sentito la classe sprofondare in un silenzio spettrale, quello che io non sarei riuscita mai ad ottenere, nemmeno con dei cerotti.

Allegati:
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Commenti 

 
0 #1 elio 2012-06-15 16:20
come scrivi bene, complimenti! elio (PA a Ingegneria, napoli)
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