Rivista dell'Università in Movimento
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"Vogliamo riprenderci le nostre vite" sulla crisi dell'istruzione superiore in Germania
Italia / Europa - Analisi
Thomas Goes    31.05.10

         Tradotto da Marina Lops

La fine dell’autunno 2009 ha riservato alcune sorprese nel campo delle politiche dell’istruzione in Germania. In tutto il paese gli studenti hanno occupato aule e organizzato manifestazioni. Per cosa? Non è chiaro quali alternative essi propongano. Tuttavia è chiaro contro cosa è indirizzata la loro rabbia: contro le conseguenze della riforma neoliberista dell’istruzione superiore, che ha radicalmente mutato il volto delle università tedesche negli ultimi quindici anni.

La definizione di “neoliberismo” si riferisce non soltanto al dogma delle politiche sociali ed economiche fondate sul libero mercato, ma anche a uno specifico tipo di governo orientato a un aumento della competizione, all’attribuzione di un ruolo più rilevante ai mercati combinato a minore prevedibilità e sicurezza nella vita degli individui. In questa prospettiva, il sistema dei politecnici e delle università tedesche negli ultimi anni ha subito una sostanziale ristrutturazione in senso neoliberista - benché accompagnata da sempre nuove proteste. Cosa significhi essere un soggetto economico flessibile molti studenti possono testimoniarlo fin troppo bene con le loro lotte/sofferenze. E così lo scorso anno gli studenti, con le loro assemblee e manifestazioni, non si sono organizzati contro specifici aspetti delle politiche statali/federali. Essi piuttosto protestavano contro gli eccessivi carichi di lavoro e contro lo sviluppo di un approccio scientifico nella scansione temporale degli studi e nell’offerta dei corsi. All’apparenza le contestazioni sembravano avere un carattere stranamente apolitico, ciononostante esse si accompagnavano spesso allo slogan «voglio riprendermi la mia vita», che oggi ha un notevole impatto politico.

Già nell’estate del 2009  gli studenti universitari insieme a quelli delle scuole superiori avevano proclamato uno sciopero. In tutto il paese aderirono all’iniziativa circa 250.000 persone. Benché gli studenti delle superiori fossero la maggioranza, vi parteciparono anche molti universitari, seppure in numero decisamente inferiore. Le manifestazioni studentesche non sono rare nella Repubblica Federale. In anni recenti si sono registrate numerose dimostrazioni e occupazioni di politecnici e università. Di regola sono movimenti che si sviluppano all’interno dei singoli Länder, perché le politiche dell’istruzione superiore rientrano in larga misura nelle competenze di questi ultimi. Nel 1997/8 un’ondata di scioperi a livello nazionale ha coinvolto vaste masse di studenti. Il movimento, che si era autobattezzato Lucky Strike, combatteva per ottenere un generale incremento dei fondi e degli organici delle università. La maggior parte di coloro che vi presero parte lottavano contro il sotto-finanziamento delle cosiddette “università di massa”, mentre una minoranza reclamava altre forme di insegnamento e opportunità di apprendimento, che favorissero l’esercizio del pensiero critico, dei diritti e della libertà da parte degli studenti. Le recenti proteste sono fondamentalmente diverse. Le loro cause sono immediate, la loro entità è ridotta - e tuttavia il loro potenziale (vale a dire il senso di insoddisfazione che esprimono) molto maggiore.

Proprio pochi anni dopo il Lucky Strike cominciò la lotta per una nuova politica dell’istruzione. I singoli Länder/province provarono a introdurre tasse universitarie – inizialmente solo per gli studenti fuori corso e successivamente per tutti. Questo segnò in qualche modo una rottura rispetto agli esperimenti tecnocratici intrapresi alla metà degli anni Sessanta, che avevano garantito a un numero più ampio di persone l’accesso all’istruzione superiore. Le tasse in questo contesto risultarono tutt’altro che popolari presso la maggior parte dei cittadini. I rettori delle università, tuttavia, ne condivisero l’introduzione perché le consideravano un mezzo per alleviare i problemi finanziari dei loro atenei. I Länder/province conservatori come il Baden-Württemberg e la Baviera furono i primi a introdurre le tasse nel 2007. Fra gli studenti cominciò a diffondersi il malcontento che poi sfociò in ondate di protesta  all’interno dei singoli Länder. Le contestazioni più forti si registrarono nell’Hesse. Gli studenti seppero dar vita a iniziative assai creative e vitali e grazie all’appoggio di organizzazioni della società civile promossero proteste di massa contro i progetti del governo liberal-conservatore. L’immediata risposta da parte governativa fu quella di continuare a imporre le tasse. Esse, tuttavia, ebbero vita breve  perché le elezioni regionali del 2009 hanno portato al potere la coalizione costituita dalla SPD, dalla Linke e dai Verdi e il nuovo governo ha bloccato il provvedimento.

L’idea di introdurre le tasse universitarie nasconde una reinterpretazione del ruolo degli atenei che si può sintetizzare nell’espressione “aziendalizzazione” dell’università: maggiore concorrenza all’interno delle singole istituzioni e fra loro, e maggiore competizione fra gli studenti. Quanto alla formazione accademica, tutti i partiti (dalla SPD alla FDP, con l’eccezione della Linke) sono stati concordi nel ritenere che essa rappresenta un investimento in capitale umano e dunque un fondamentale fattore economico.

Parallelamente all’introduzione delle tasse, l’università e l’intero sistema dell’istruzione superiore si sono ristrutturati sulla scia del “processo di Bologna” che mirava a costituire un unico spazio europeo dell’istruzione superiore entro il 2010. Fra il 1999 e il 2007 sono stati introdotti nuovi diplomi, programmi, procedure, controlli e modelli. Le lauree di vecchio ordinamento, insieme ai vecchi regolamenti d’esame che spesso consentivano uno studio più libero e organizzato in modo più autonomo, sono state sostituite da un sistema fortemente performativo e articolato nei due segmenti della laurea di primo livello e della magistrale. Che queste riforme fossero finalizzate primariamente ad aumentare la competitività fra i paesi dell’Unione Europea e a conformare l’istruzione alle esigenze dell’economia non è un segreto per nessuno, era piuttosto uno degli obiettivi ufficiali – benché espresso in altri termini.

I promotori della riforma hanno sostenuto che i nuovi programmi avrebbero consentito una maggiore flessibilità nella scelta degli studi – qui i tecnocrati di stato sembravano muoversi in linea con i desideri degli studenti – e al tempo stesso avrebbero garantito un incremento dell’efficienza del sistema: più studenti in minor tempo. Questo non veniva detto apertamente, ma non vi è dubbio che tale fosse l’intenzione. E chi poteva avere obiezioni in merito? I critici, al contrario, guardavano ai temuti vincoli temporali e ai carichi di studio come a strumenti di de-democratizzazione degli organi di governo delle università, da una parte, e dall’altra come a un modo per favorire l’esternalizzazione delle funzioni degli atenei ad aziende e gestori privati. Ad un’analisi attenta, il risultato prodotto dalla riforma negli ultimi dieci anni combina insieme autonomia e strumentalizzazione dell’istruzione da parte dei governi. Al posto della promessa autonomia gli studenti hanno sperimentato maggiori pressioni e responsabilità in vista di una maggiore competizione e di una intensificazione del carico di lavoro. In pratica, i cambiamenti combinati all’aziendalizzazione hanno condotto il sistema ai limiti della sostenibilità. Oggi gli studenti non solo si lamentano per il lavoro eccessivo e la spinta alla competizione, ma vivono una condizione di sempre maggior disagio psicologico e una rigida irreggimentazione dei tempi – condizioni che hanno provocato crisi esistenziali. L’iniziativa dello “sciopero del sonno” – attuata da studenti stanchi di studiare – è un’espressione tangibile della crisi delle università in Germania. Non è ancora chiaro in che direzione andrà il movimento. I problemi degli studenti sono immensi. Essi devono fronteggiare un dissenso interno e sviluppare strategie comuni, compiti in cui fino ad oggi il successo è stato solo parziale. Un ruolo propositivo nei mesi e negli anni a venire potrà essere svolto dalla neonata Federazione degli Studenti Socialisti Democratici, se sarà in grado di garantire continuità e sostegno alla discussione e favorire la presa di coscienza politica degli attivisti.

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NOTE

I politecnici e le università tedesche sono sotto la giurisdizione dei governi provinciali/statali. In Germania esiste una legge federale che regolamenta il sistema dell’istruzione universitaria, ma le scelte attuative sono di competenza dei singoli Länder. Ad esempio, alcuni di essi hanno introdotto le tasse, altri no.

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