Rivista dell'Università in Movimento
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La crisi dell'università tedesca
Italia / Europa - Analisi
Eris J. Keim - Wiebke Keim    24.11.10

 

Traduzione di Petronia Carillo

universita_tedescaPresso le università di vari Stati della Germania Federale hanno recentemente avuto luogo delle proteste contro la politica, sia del governo centrale che dei singoli stati, sull'istruzione media e superiore, contro le misere condizioni di studio, le tasse universitarie, il cronico sotto-finanziamento, la riduzione dei fondi universitari e contro il cosiddetto “Processo di Bologna”. Le proteste sono state portate avanti, diversamente da quanto accaduto nei precedenti movimenti di protesta, da studenti e professori insieme. Queste manifestazioni sono segni di una profonda crisi dell'istruzione in generale e delle università in particolare, così come lo è il recente fallimento del «Summit dell’Istruzione», che prevedeva un accordo tra governi federali e governo statale soprattutto sul tema dei  finanziamenti futuri destinati alle attività legate all’istruzione. L'unico obiettivo del Summit, quello di aumentare la spesa per l'istruzione e la ricerca, che nel 2008 corrispondeva a circa l'8 % del prodotto interno lordo, al 10% entro il 2015, è stato mancato. Ciò significa che la Germania vive per la seconda volta nell'ultimo mezzo secolo una crisi dell'università e, più in generale, una crisi dell’istruzione. Rispetto al passato, oltre ad alcune analogie, come la richiesta di maggiore partecipazione del corpo studentesco, vi sono differenze significative. «Il primo disastro educativo», osservato nel 1960 da Georg Picht e Ralf Dahrendorf, richiedeva una riforma globale delle università e degli studi nel segno dell'unità e della libertà di ricerca e di insegnamento, nonché di un’«educazione per tutti», riforma che era stata promossa e accompagnata principalmente dagli studenti con prospettive sociali e storico-critiche ampie. Poi quasi in direzione opposta, un altro processo di riforma, il cosiddetto «Processo di Bologna» del 1999, ha dato l’avvio all’organizzazione di uno spazio europeo dell'istruzione superiore che, fondato su un modello anglosassone, rivolge particolare attenzione ad una “formazione” calibrata su ragioni di interesse economico. Tale processo ha, se non provocato, di certo aggravato notevolmente un secondo disastro del sistema educativo, per di più davanti alla grave crisi economica e finanziaria che ha colpito la Repubblica federale. Ciò prova che le varie crisi sono tra loro interdipendenti e si aggravano reciprocamente. Di questa complessa problematica in questa sede si possono affrontare solo alcuni aspetti.

I dati statistici e la situazione attuale

Come premessa affidiamo ad alcuni sobri dati il compito di dare una prima immagine della situazione delle università della Repubblica federale: al momento esistono  - come indicato dalla rassegna «Conferenza dei Rettori: Università in cifre 2009», 355 scuole di livello accademico, delle quali 118 università tradizionali (Universitäten), 182 istituti superiori universitari (Fachhochschulen), 55 accademie di arte e musica (Kunst- und Musikhochschulen). Di queste 233 sono statali, 122 non statali, ma parificate, di cui 82 private e 40 gestite dalla chiesa. Il numero dei dipendenti dell’università per l'anno 2009 era pari ad un totale di 518 613, di cui 260 064 persone appartenenti al personale scientifico e artistico. Quest’ultimo è ripartito come segue: 38.020 sono professori, 6.157docenti e assistenti, 123.545 altro personale scientifico e artistico e 7.231 insegnanti con incarichi particolari. Citiamo qui anche l’ammontare del finanziamento: il totale delle entrate delle università nel 2009 ammontava a 32 miliardi di euro. Di questi, 3.900 milioni provengono dai cosiddetti finanziamenti di terzi, all’interno dei quali la German Research Foundation contribuisce con 1.100 milioni e il mercato con 1000 milioni. Nel segno delle politiche neo-liberali e a causa di un'economia sempre più globalizzata, la vecchia idea della lontananza della ricerca e dell’insegnamento dallo stato e dal mercato è stata abbandonata da molte parti. Ormai le università funzionano spesso come istituzioni infrastrutturali pubbliche o private, che forniscono saperi e tecnologie utili ai mercati nazionali e internazionali. In molti corsi di studio l’obiettivo da conseguire non è l’ “educazione”, ma una “formazione” basata sul lavoro che abbia come punto di riferimento la domanda dell’economia. La situazione della formazione e dell'istruzione superiore è ora così confusa e desolata da mettere in discussione la funzionalità stessa del sistema educativo tradizionale, che viene posto come un ostacolo allo sviluppo delle università. Recentemente il Cancelliere tedesco ha osato proclamare una «Repubblica educativa della Germania», e la coalizione CDU-FDP a Berlino, coinvolta nel dibattito sul risanamento delle finanze dello Stato e sui programmi di risparmio, promuove la salvaguardia dei programmi per il «primato della Formazione e Ricerca» («Frankfurter Rundschau», 2010/10/06). Ora, poiché il governo federale dispone tuttavia solo di una competenza limitata in materia di istruzione e cultura, mentre i singoli stati hanno la piena sovranità culturale, è decisivo ciò che accade nel governo così come lo è il tipo di politica perseguita dagli stati federali allineati con la CDU. Recentemente il Primo Ministro dell’Assia e vice presidente della CDU ha dichiarato che i tagli a scuola e università non sono un tabù. Come conseguenza lo stato dell’Assia taglierà alle università entro il 2015 una somma annuale di 30 milioni di euro. In Sassonia sono previsti tagli pari a 24 milioni nel 2010, iniziativa che peggiora la situazione dopo che dal 2003 sono stati cancellati 1200 posti di lavoro, tra questi 400 di docenza universitaria. Un altro esempio: nell’indebitato Schleswig-Holstein, il rettore dell’Università di Lubecca è venuto a sapere dell’imminente chiusura della prestigiosa Facoltà di medicina («Frankfurt Rundschau», 2010/10/06).

La riforma di Bologna

Nel 1999 per la prima volta si incontrano a Bologna, in Italia, 29 ministri dell’istruzione al fine di creare un comune Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore. Il nucleo della nuova università europea è costituito da una struttura unica divisa in tre cicli, ciascuno propedeutico al successivo: bachelor, master e dottorato di ricerca. Da allora circa il 95 per cento delle università europee è passato al nuovo sistema. Per la Germania l'acquisizione della riforma orientata sul modello anglo-sassone ha rappresentato l’allontanamento da una tradizione bicentenaria  basata su una struttura ampiamente consolidata dal punto di vista accademico con qualifiche riconosciute. Uno studio presentato dalla European University Association (vedi: «Frankfurter Rundschau» del 10 e 13/14.3.2010) ha rivelato degli aspetti a volte molto contraddittori e con chiarezza  i punti deboli del processo di Bologna e della sua attuazione nella Repubblica Federale. Sembra che due obiettivi principali della riforma siano stati mancati. Da un lato, l’aumento della mobilità di studenti e studiosi. Anche dopo dieci anni, non si può asserire con certezza che le università abbiano favorito gli scambi tra paesi e istituzioni universitarie diversi. Tra il 2007 e il 2009 il numero di studenti tedeschi con esperienza internazionale è aumentato solo del 23-26% - risultato non troppo esaltante se si considerano le previsioni del 50% prospettate dal Ministero Federale della Pubblica Istruzione - soprattutto perché sono stati in primo luogo gli studenti dei vecchi corsi di laurea che, sfruttando il maggior tempo libero, hanno potuto studiare in un altro paese. D'altra parte, le prospettive non rosee di trovare un lavoro accompagnate dalla decrescita economica rappresentano il secondo principale obiettivo che è fallito. I datori di lavoro hanno problemi ad accettare diplomati (bachelor), in quanto considerano il loro titolo di studio incompleto, mentre ritengono titolo di ingresso necessario per la professione il master (laurea specialistica). Anche in vista delle sempre maggiori richieste di formazione universitaria, è da tempo chiaro che la riforma di Bologna non può essere completamente attuata senza stanziare ulteriori risorse e incrementi finanziari.

Istruzione e contesto sociale

Recenti studi sul sistema e sui percorsi di istruzione in Germania hanno dimostrato ancora una volta che esiste un collegamento diretto tra ambiente sociale e opportunità educative. Si tratta di un  fenomeno che probabilmente in nessun altro paese è più incisivo. Bambini provenienti da famiglie benestanti hanno maggiori opportunità di frequentare liceo e università di bambini i cui genitori non hanno studiato e non hanno raggiunto un certo status sociale. I membri del proletariato sono sotto-rappresentati nel settore dell'istruzione superiore. Mentre su 100 figli di accademici 83 frequentano un istituto superiore universitario o un’università tradizionale, per i non accademici il numero scende a 23, come indicato dalla XVIII Indagine sociale degli Studentati Tedeschi. Nemmeno un diplomato di scuola superiore su due che provenga da condizioni di basso reddito intraprende studi universitari. Generalmente i fondi per le matricole in Germania sono al di sotto della media OCSE. Il vertice della Istruzione nel giugno del 2010 ha previsto di portare il numero degli studenti idonei allo studio universitario dal 35% al 40%. Alla provenienza dei fondi per finanziare il personale aggiuntivo e ai posti di lavoro per i futuri laureati non si è, però, ancora pensato. Un ulteriore discriminazione si verifica per i bambini provenienti da un contesto di migrazione. Di essi solo il 13% frequenta una scuola mentre per gli altri bambini la percentuale è del 40%. Questa tendenza prosegue all’università. Anche se rappresentano un potenziale enorme, i giovani che appartengono a famiglie di immigrati devono superare enormi ostacoli nel campo dell'istruzione superiore. Dopo tutto, il caso dell’offerta 4ING, un’organizzazione che riunisce i quattro consigli delle scuole di ingegneria e di tecnologia informatica dell’università tedesca, prova in uno studio non pubblicato (vedi «Frankfurter Rundschau», 2010/05/20), che le discipline tecniche, che non richiedono dei pre-requisiti linguistici alti, offrono delle buone occasioni. Se in passato le scienze ingegneristiche producevano studenti ambiziosi di origine proletaria, oggi si tratta soprattutto di giovani immigrati.

Squilibri sociali nel sostegno agli studenti

Nella Repubblica Federale su circa 2 milioni di studenti il 2% riceve una borsa di studio. Queste sono assegnate soprattutto da enti promotori di studenti dotati, come ad esempio la Fondazione per l'Educazione del popolo tedesco o le fondazioni dei partiti politici. Di questi vantaggi, tuttavia, hanno finora usufruito non tanto gli studenti socialmente meno favoriti, ma i figli di famiglie con reddito e istruzione già elevati che hanno meno bisogno di sostegno economico. Il programma di finanziamento di borse di studio nazionale previsto dal governo federale che consentirà fino all’8% dei migliori studenti di ottenere un mensile di € 300, finirà, secondo i detrattori, per aumentare piuttosto che ridurre la formazione di una élite sociale nelle università. Tuttavia, il Consiglio federale ha per ora bloccato il programma. Gli squilibri e le carenze in materia di parità tra i sessi persistono, come si evince dalla rassegna Conferenza dei Rettori: Università in cifre 2009, sulla base delle pubblicazioni dell'Ufficio federale di statistica.  Anche se le donne sono generalmente in aumento, continuano ad esserci gravi svantaggi a loro carico. Mentre la percentuale di studenti di sesso femminile all’inizio degli anni Novanta era di circa il 40%, entro l'anno 2009 su un totale di 2.010.000 studenti  960.000 erano donne arrivando a quasi il 48% del totale. Tra i laureati invece su un totale di 286.391, 145.380 sono donne e 141.011 uomini - le donne hanno ormai superato gli uomini. Ma a partire dal Dottorato di ricerca (su un totale di 23.843, 10.068 sono donne e 13.775 uomini) e ancor più poi al livello superiore dell’abilitazione (Habilitation) (su un totale di 1.881, 457 sono donne e 1.424 uomini), le donne sono palesemente discriminate. Se invece si guardano i dati relativi ai professori, mentre nei primi anni Novanta esse costituivano 7% del totale, nel tempo hanno certamente guadagnato terreno, costituendo circa il 17% del corpo docente nel 2008. Ma si tratta di percentuali ancora basse e di scarse probabilità di ottenere incarichi ben pagati e sicuri. Nel complesso si spreca il considerevole potenziale intellettuale delle donne impegnate nella scienza e nell’ istruzione superiore, mentre i candidati di sesso maschile vengono selezionati da un novero molto più vasto e necessariamente meno qualificato.

Condizioni precarie di lavoro nelle Università

Vi sono poi grandi problemi per quanto concerne l'impiego di personale accademico. Perché la Germania ha, rispetto agli Stati Uniti o ad altri paesi europei,  come ha dichiarato lo studioso Reinhard Kreckel, «deviazioni estreme considerevoli». Mentre altrove una percentuale molto più alta di studiosi ha accesso alla docenza - il 50% negli Stati Uniti - in Germania vi accede solo il 17%. Di solito al personale accademico vengono assegnati solo incarichi a tempo determinato per una massimo di dodici anni, mentre altrove il lavoro temporaneo si limita al periodo di prova. Terminata la fase dei 12 anni, la cosiddetta formazione, non vi è alcuna possibilità di ottenere nuovi incarichi a tempo determinato. E da tale momento è difficile trovare lavoro anche in contesti diversi da quello scientifico. Esistono molti tipi di lavoro precario, posti a tempo determinato e part-time, che per molto tempo sono stati un dominio femminile, ma che di recente hanno interessato sempre di più anche il personale maschile. Gli stipendi sono modesti, la burocrazia è onerosa e il e carico di lavoro superiore alla media. Così l’impiego all’università finisce per molti giovani ricercatori in una «carriera a vicolo cieco», a meno che non riescano ad accedere ad altre aree lavorative (nel settore privato) o ad andare all'estero, dove le condizioni di lavoro sono molto più attraenti, emigrando  in Svizzera, negli Stati Uniti etc. Persino le iniziative come quella della cosiddetta «eccellenza» o come la «BMBF-Initiative», dedicata alla promozione delle discipline umanistiche, volte a fornire un sostegno finanziario temporaneo ad alcuni istituti, programmi o progetti selezionati per concorso, non provvedono a creare strutture solide e a lungo termine, né posti di lavoro sicuri. Infatti, anche in questo caso si offrono un sostegno limitato nel tempo. A ciò si aggiunge anche la mancanza di figli, fenomeno sorprendentemente alto in ambito accademico. Nel gruppo dei giovani studiosi di età fra i 20-40 anni, la mancanza di figli  è pari ad oltre il 70%. Inoltre, mentre i due terzi degli uomini che lavorano nelle facoltà sono padri, solo un terzo dei professori di sesso femminile ha figli. E' ovvio che, a causa del futuro sicuro e delle possibilità di sgravi fiscali, i professori possono permettersi più figli. Tuttavia, le studiose di scienze della formazione Ingrid Metz-Goeckel e Inken Lind ritengono un «piccolo fatto sensazionale» che addirittura esistano delle madri nel mondo della scienza che non hanno meno successo di altre donne. Le proteste di cui ho detto sopra sembrano non aver lasciato indifferente la politica universitaria. Si sono previste qua e là correzioni dei curricula, così come si discute ancora l'aumento dei finanziamenti per l'istruzione. Non sappiamo se si arriverà ripristinare «gli standard professionali di sviluppo» o a bloccare  la «McDonaldizzazione dell’Università tedesca», come la definisce Ulrich Beck. In ogni caso, la riforma di Bologna, legata com’è agli obiettivi dell’ «uniformità, riduzione cronologica, eteronomia e ridimensionamento della libertà scientifica», accelera, come nota Peter Finke, la mercificazione e  burocratizzazione dell'università. Wolfgang Eßbach, volgendo indietro lo sguardo sulle riforme recenti, apre una prospettiva sul futuro: «ora molti dicono che non lo volevano. Questo mi rende ottimista».

Allegati:
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Commenti 

 
+1 #1 laura corradi 2012-09-09 07:15
Ottimo articolo - si può avere la email di Wiebke?
segnalo anche 'Italian Universities on Sale' su Global Dialogue 2.5
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