Rivista dell'Università in Movimento
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Le università europee di fronte alla crisi economica
Italia / Europa - Analisi
Giuseppe Caputo    24.11.10

tagliIn Francia

 Nel Febbraio 2008, già in piena crisi economica, il Presidente della Repubblica Francese, Nicolas Sarkozy, ha lanciato un piano eccezionale di investimenti in edilizia universitaria chiamato «Opération Campus». Secondo il governo «non si tratta del solito piano edilizio, ma di un’occasione per imprimere un cambiamento radicale all’insegnamento superiore e alla ricerca in Francia, un incentivo alla riorganizzazione dell’edilizia a partire da progetti pedagogici e scientifici» per creare un numero limitato (ma non troppo) di poli di eccellenza di livello mondiale. In questo progetto verrà investita la ragguardevole cifra di 5 miliardi di euro per 12 campus sparsi su tutto il territorio francese e selezionati sulla base di una gara pubblica. L’obiettivo dichiarato è di creare dei campus attrattivi sia per gli studenti che per i ricercatori di tutto il mondo. Per questo il progetto ha preso il nome di «Campus del XXI secolo». I 12 campus diventeranno luoghi di vita, integrati nelle città e con un grandi spazi naturali. Ad esempio, l’Università di Bordeaux annetterà grandi spazi pubblici nelle sue strutture, l’Université de l’Innovation di Grenoble connetterà meglio gli spazi della formazione con quelli della ricerca, il polo formativo di Lille darà alla città un campus verde e pedonale, il campus  di LyonTech-la Doua sarà interamente ecologico, Parigi avrà un nuovo campus urbano, a Saclay verrà valorizzato il paesaggio, a Strasburgo e Tolosa la città e le strutture universitarie verranno raccordate con i parchi naturali esistenti. L’operazione è basata su un partenariato pubblico-privato. Gli edifici rimarranno di proprietà privata per 25 anni per poi essere ceduti alle università. Ma non basta. L’Opération Campus è solo una parte di un piano di investimenti più ampio di circa 35 miliardi di euro in forma di prestito dello stato, di cui 11 miliardi saranno investiti per migliorare la qualità complessiva dell'istruzione, 8 miliardi di euro saranno destinati allo sviluppo della ricerca e 6,5 miliardi alle imprese nel settore automobilistico, aeronautico, ferroviario e navale. Si tratta di importanti scelte strategiche che non sono tuttavia scevre da critiche sia perché il finanziamento viene erogato tramite un prestito in titoli di stato, sia perché esso riguarderà solo alcune università definite d’eccellenza, lasciandone indietro molte altre.

In Spagna

Il progetto francese è stato presto imitato dal Primo Ministro spagnolo Zapatero che ha lanciato nel  2009 un’iniziativa da circa 120 milioni di euro battezzata «Estrategia Universidad 2015», destinata a promuovere la modernizzazione del sistema universitario spagnolo affidandogli anche precise responsabilità sociali ed economiche. A differenza dell’ Opération campus francese, il fulcro dei progetti spagnoli non riguarda l’edilizia universitaria. L’iniziativa si fonda su un’elaborazione di progetti di sviluppo, a cui si assegnano precise  scadenze, e su una stretta collaborazione  fra istituzioni accademiche e imprese. Le università vengono insomma spinte a pianificare e ad accelerare i loro cambiamenti strutturali, a migliorare la gestione accademica ed economica degli atenei e al contempo  a contribuire alla promozione di un nuovo modello sociale ed economico per il paese. Si tratta dunque di una riforma complessiva, che, a differenza di quanto avviene in Italia, non viene avviata «senza oneri della finanza pubblica», ma al contrario viene opportunamente finanziata.

In Germania

Anche la Germania ha sviluppato un suo piano per la ricerca e l’università in tempo di crisi. E non si tratta di tagli indiscriminati come avvenuto in Italia. Ma di programmi strategici che porteranno la Germania ad essere il paese europeo che investe di più in ricerca e formazione. Nel breve termine il governo tedesco ha previsto un cospicuo aumento di budget di 800 milioni di euro per sostenere la formazione superiore e l'evoluzione degli istituti di ricerca. Nel medio termine, dal 2012 al 2017, il governo federale investirà 5 miliardi per lo sviluppo del sistema universitario e altri 2,7 miliardi di euro per finanziare un progetto mirato alla ricerca di eccellenza che chiama «Exzellenzinitiative». I nuovi finanziamenti per la ricerca disposti dal governo sono stati pianificati con gli esperti del German Science Council, l'istituzione federale per la ricerca in Germania. Infine saranno investiti altri 14.6 miliardi di euro per lo sviluppo tecnologico in settori strategici quali, ad esempio, l’energia, la salute e la sicurezza.

In Portogallo

Nel caso del Portogallo, nuovi investimenti arriveranno per alleviare la sofferenza delle università per i tagli subiti negli anni precedenti: in un recente accordo tra governo e rettori è stato deciso un investimento di 100 milioni di euro per l'istruzione superiore.

Nel Regno Unito

Nel Regno Unito la crisi economica è stata affrontata con strumenti differenti. All’inizio del 2008, nel primo periodo di crisi, sono stati introdotti degli stimoli diretti pari ad un aumento del 3.2% dei finanziamenti alla didattica e del 4.5% alla ricerca per il biennio 2009/2010. Inoltre è stato varato un piano da 148 milioni di sterline chiamato Economic Challenge Investement Fund. Si tratta di un rilevante piano di formazione e riqualificazione professionale che consente a tutto il settore dell’alta formazione di sviluppare progetti volti a mitigare le conseguenze della crisi economica sui cittadini. In particolare, consente ai disoccupati, o a coloro che a breve lo potrebbero diventare, l’accesso a corsi di formazione professionale e alle piccole e medie aziende di acquisire nuove experties che le rendano più competitive sul mercato. Con l’insediamento del nuovo governo conservatore-liberale di Cameron, sulle politiche universitarie si è avviata una seconda fase che prevede misure di austerità per tutto il Regno Unito e anche per le sue università. Nello spending review presentato la settimana scorsa dal governo inglese sono state indicate delle ben precise scelte strategiche di tagli e finanziamenti. Le prime notizie presentate indicano che si vogliono diversificare i finanziamenti per didattica e  ricerca e differenziare gli investimenti settore di ricerca per settore di ricerca. Nel’ambito della ricerca, alcuni settori di studi, come quelli delle scienze naturali, dell’ingegneria e della  matematica, che il governo annovera fra le  science budget (cioè  fra gli studi capaci di produrre risultati utili per l'economia del Paese), riceveranno risorse destinate alle spese correnti, in termini nominali, congelate per quattro anni. Le stime indicano che il congelamento equivale, in termini reali (considerando dunque l'inflazione e le spese in aumento), ad una riduzione delle risorse inferiore al 10%. Le risorse finanziarie destinate a tutti gli altri settori disciplinari della ricerca accademica appaiono invece destinate ad una riduzione in termini nominali del 25%. La maggiore riduzione delle risorse, quasi del 40 %,  si concentrerà sul teaching budget. Nel complesso i tagli previsti in Gran Bretagna saranno dunque significativi. Tuttavia il Governo, consapevole che le università da sole non potrebbe sopportare questi tagli, ha varato anche una norma impopolare che consente alle università di aumentare notevolmente le tasse studentesche, fino al raggiungimento di un tetto massimo di 9.000 sterline l'anno. Oggi le tasse universitarie oscillano fra le 3.000 e 3.500 sterline. Si tratta perciò di una decisione drastica che ha provocato la dura protesta di studenti e giovani docenti di cui abbiamo letto nei giorni scorsi.

Il quadro comparativo

Un quadro riassuntivo, anche se non completo, dei finanziamenti stanziati per le  università in questi anni di crisi economica, è stato elaborato dalla European University Association (EUA), in occasione della conferenza europea dei rettori del 2009. Dal report emerge chiaramente che l'Italia  (esclusa l’Inghilterra di cui il report non tiene conto perché precedente allo spending review) è l’unico fra i grandi paesi europei che ha tagliato i fondi per l’università. In Italia negli ultimi tre anni (2008-2010) la riduzione del finanziamento alle università pubbliche è stato di circa il 10 %.  In particolare la diminuzione dei fondi 2010 è di circa il 4% rispetto al 2009, ma nel 2011-2012 è prevista un’ulteriore diminuzione di spesa del 18‐19%. Pertanto, se si materializzassero gli 800 milioni di euro promessi nell’ultima manovra finanziaria, la riduzione dei finanziamenti rimarrebbe comunque assai elevata. Dal report della EUA emerge naturalmente che vi sono anche altri paesi europei che hanno tagliato i fondi alle università. Ma questi paesi, come già visto, non sono tra il novero dei grandi paesi occidentali con cui l’Italia dovrebbe invece confrontarsi. Ad esempio l'Estonia ha raggiunto la stessa percentuale di tagli italiani nel 2010, così la Romania, seguita dalla Lituania con l'8% di tagli. La nazione che ha operato i tagli più pesanti è stata la Lettonia che nel 2009 ha imposto una riduzione dei fondi pubblici per la formazione superiore del 48%. Ma nel caso della Lettonia, il Fondo Monetario e la Banca Mondiale erano intervenuti con pressanti raccomandazioni per ottenere il riordino dei conti pubblici. Gli altri paesi europei che hanno tagliato i fondi alle università per più del 5% sono la Repubblica Ceca, la Polonia, la Croazia,  la Serbia e la Macedonia.

Naturalmente la partita sul futuro delle università europee non si gioca solo sugli investimenti o i tagli che i governi operano. La partita vera riguarda semmai le strategie che nel medio e lungo periodo i governi decideranno di adottare verso questo settore strategico, anche compiendo scelte coraggiose, selettive e impopolari. Ma purtroppo bisogna annotare che anche in questa direzione la posizione assunta del governo italiano appare deficitaria: imporre tagli lineari indistinti o non incoraggiare i migliori atenei e gruppi di ricerca  attraverso l’erogazione di finanziamenti aggiuntivi, equivale semplicemente a peggiorare lo stato delle nostre università, anche laddove esse sono malgrado tutto eccellenti. In breve, i tagli lineari del governo Berlusconi produrranno un doppio effetto: aggraveranno lo stato dei nostri atenei e ridurranno le speranze per il paese di uscire dalla crisi economica attraverso l’innovazione e le alte conoscenze. Del resto, come è già accaduto in altri settori della vita pubblica, il Governo italiano di centro-destra si è apertamente rifiutato di compiere scelte politiche “conservatrici”: l’aumento delle tasse, la destinazione selezionata delle risorse sono state misure eluse perché impopolari. E così di fronte alla grande visione nazionale del governo francese, che con mossa scenografica vuole fare della sua università la vetrina del paese, o al cospetto della solida politica di eccellenza della Germania, che vuole rimanere la locomotiva economica dell’Europa, o dinanzi al rigore liberista dell’Inghilterra, che sceglie selettivamente dove operare i tagli e affronta l’impopolarità prodotta dalle sue (discutibili) decisioni, la riforma universitaria della destra italiana appare come il famoso topolino partorito dalla montagna, fra i grevi conticini di un ragioniere.

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NOTE

Le informazioni sulla cosiddetta «Opèration Campus» sono tratte da Campus

http://media.enseignementsuprecherche.gouv.fr/presentation_des_12_Campus_du_21e_siecle_159221.pdf

I dettagli sugli investimenti in ricerca in Francia si trovano sul sito: http://www.grandemprunt.net/ 

La Estrategia Universidad 2015 è spiegata sul sito http://www.educacion.es/eu2015.html

La Exzellenzinitiative è descritta sul sito: http://www.exzellenz-initiative.de/start 

Il Rapporto EUA sugli effetti della crisi economica sulle università europee si trova sul sito:

http://www.eua.be/fileadmin/Impact_of_economic_crisis_-_reports_from_NRC-_february_2009.pdf 

Il rapporto EUA è stato anche ripreso dal Loredana Oliva su JOB 24 de Il sole24ore del 26 Maggio 2009:

http://job24.ilsole24ore.com/universitagli-virtuosi-26052010.php 

 

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