Rivista dell'Università in Movimento
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Ricerca scientifica: Italia ottava, ma per quanto?
Insegnare / Ricercare - Analisi
Giuseppe De Nicolao    13.02.11

ric-scieI tagli alla ricerca

A partire dal 2008 il sistema universitario pubblico è l’obiettivo di una sistematica politica di tagli, sia in termini di Fondo di Finanziamento Ordinario che di fondi per il sostegno al diritto allo studio, solo in parte attenuata in seguito alla mobilitazione delle componenti più giovani del mondo universitario, studenti, precari e ricercatori. Sono stati colpiti anche gli stipendi di ricercatori e professori, le cui progressioni di carriera resteranno bloccate per un triennio senza futuri recuperi. Per i più giovani, il mancato reddito nel corso della carriera supererà ampiamente i centomila euro, un sacrificio enormemente maggiore di quello imposto a qualsiasi altra categoria del pubblico impiego.

Per chi li giustifica, questi tagli sono la potatura dei rami secchi di una pianta che non produce più frutti a causa di sprechi, consorterie e nepotismi. Ma questa immagine corrisponde alla realtà?

Gli indicatori per valutare la ricerca

In realtà, il rapporto annuale dell’OCSE sull’istruzione, 2010 Education at a Glance, mostra che la spesa italiana per studente universitario è decisamente inferiore alla media OCSE. Passando dalla didattica alla ricerca, è altrettanto importante interrogarsi sulla qualità del sistema universitario e della ricerca scientifica in essa prodotta. Per valutare la produttività scientifica delle nazioni, l’indicatore più affidabile, utilizzato da tutte le agenzie di valutazione, non è il numero di università che si collocano nelle prime 100 o 200 posizioni delle varie classifiche mondiali, spesso stilate secondo criteri discutibili, ma il numero di articoli pubblicati sulle riviste scientifiche o, ancor meglio, il numero di volte che questi articoli vengono citati nella letteratura scientifica. La graduatoria scientifica delle nazioni più nota è quella elaborata dall’agenzia di ranking internazionale SCImago Research Group (http://www.scimagojr.com/), che usa la banca dati Scopus, una delle più affidabili ed estese, per costruire ed aggiornare i suoi Country Rankings, liberamente consultabili sul web (http://www.scimagojr.com/countryrank.php).

Lo stato della nostra ricerca

Per avere una fotografia il più possibile aggiornata dello stato della ricerca italiana, consideriamo la somma delle citazioni ricevute dagli articoli pubblicati nel 2008 i cui autori hanno affiliazione italiana. Se si esamina la graduatoria internazionale fornita da SCImago, l’Italia si colloca all’ottavo posto, preceduta da USA, Regno Unito, Germania, Cina, Francia, Giappone e Canada: tutte nazioni il cui Prodotto Interno Lordo, fatta eccezione il Canada, supera quello dell’Italia. In altre parole, la posizione dell’Italia nella graduatoria delle superpotenze scientifiche è molto buona e certamente assai migliore di quanto percepito dall’opinione pubblica.

Il passo successivo è valutare l’efficienza della ricerca italiana in funzione dei finanziamenti impegnati. Nel 2006, la spesa totale in ricerca e sviluppo (fonte: Banca Mondiale, http://data.worldbank.org/) ci colloca al nono posto, preceduti, oltre che dai paesi più ricchi di noi, anche dal Canada e dalla Corea del Sud. È corretto notare che solo una parte della spesa in ricerca e sviluppo di una nazione è destinata a finanziare la ricerca di tipo accademico, che verrà poi citata nelle riviste scientifiche. Se restringiamo l’attenzione alla spesa in ricerca e sviluppo delle università, i dati OCSE collocano l’Italia all’ottavo posto (http://www.oecd.org). Pertanto, siamo ottavi sia nella spesa che nelle citazioni, un risultato del tutto ragionevole. Inoltre, se misuriamo l’efficienza come rapporto tra citazioni e spesa per la ricerca accademica, l’Italia risulta più produttiva di Germania, Francia, Stati Uniti, Canada, Corea del Sud e Giappone (http://www.slideshare.net/giuseppedn/the-scientific-impact-of-italy). Anche se si considera il numero di articoli scientifici al posto delle citazioni o si fa riferimento a diversi periodi temporali nell’arco 1996-2008, la classifica dell’Italia rimane sostanzialmente invariata (http://www.scimagojr.com/countryrank.php). Degna di nota vi è solo la perdita di una posizione in classifica (l’Italia era settima nel 1996) a causa dell’impetuosa crescita della Cina che passa dal diciannovesimo al quarto posto.

Competitivi fino a quando?

Alla luce di questi dati, bisogna rendere merito a quella numerosa schiera di studiosi italiani che, lottando giorno per giorno contro le inefficienze del sistema, riescono a mantenerci all’ottavo posto nel mondo. Un’analisi più dettagliata, desunta sempre dall’agenzia di ranking SCImago, mostra che vi sono settori scientifici, per nulla secondari, in cui l’Italia si classifica quinta o sesta. Nella comunità scientifica internazionale, l’ottima reputazione dell’Italia è testimoniata da finanziamenti, premi e incarichi prestigiosi attribuiti a studiosi che lavorano in Italia. I dati statistici mostrano che non sono sparute eccezioni ma che il nostro contributo globale alla ricerca mondiale è tutt’altro che marginale. È fondamentale che questo capitale umano venga preservato e valorizzato, pena la discesa verso il basso dell’Italia nella classifica del benessere economico e sociale.

Chi si impegna nella didattica e nella ricerca è il primo a soffrire le conseguenze degli sprechi e del malcostume che affliggono una parte dell’università italiana. Tuttavia, i tagli indiscriminati ai finanziamenti e agli stipendi penalizzano ed avviliscono proprio chi fa il suo dovere o persino più del suo dovere, come i ricercatori universitari che da anni, senza averne l’obbligo, tengono insegnamenti a titolo gratuito o con compensi simbolici. Inoltre, il Disegno di Legge Gelmini, introduce una precarizzazione estrema dell’accesso alla carriera accademica. C’è il fondato timore che i tagli e la riforma avranno due effetti principali: un ulteriore e decisivo incentivo alla fuga dei cervelli e la retrocessione dell’Italia nelle classifiche mondiali della ricerca.

 

 

Commenti 

 
-1 #1 Alessandro 2011-04-20 18:32
Mah, per quanto riguarda la mia esperienza di tesi ho fatto numerose ricerche nel settore fotovoltaico e spaziale e fra gli oltre 100 articoli che mi sono ritrovato ad esaminare solo 2 erano fatti da italiani....
Citazione
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna