Rivista dell'Università in Movimento
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«Con i miei provvedimenti, addio ai Baroni» L'intervista possibile al Ministro Maria Stella Gelmini
Controgiornale - archivio
Libero Sesti Osséo    07.06.10

foto: GelminiMinistro, lei non concede di frequente interviste e sembra preferire altre forme di comunicazione, come quella attraverso internet. Questo scritto le pare autentico? 

Le passo la stampa della di una pagina dal titolo «Università, addio ai "Baroni"» prelevato da http://www.governoberlusconi.it/detail.php?id=652. Il Ministro prende il foglio e lo analizza accuratamente.
Si, è autentico. Ma perché mi chiede questo?

Era per essere certi della fonte su cui è basata questa intervista. Inoltre questa pagina ha sollevato in me qualche dubbio sugli obiettivi e sul metodo per raggiungerli. Lei sintetizza il disegno di legge in discussione con "addio ai Baroni". All'interno degli atenei sono in molti a ritenere che non vi sia alcuna diminuzione di potere dei baroni.

Si sbagliano. Ho eliminato il fuori ruolo. Inoltre c'è un limite al numero massimo di mandati di rettore.

La cancellazione del fuori ruolo appare come una mera misura finanziaria, cui gli atenei hanno fatto ampio ricorso per alleggerire i bilanci. Riguardo al numero di mandati dei rettori, mentre lei dichiarava il limite dei due mandati, la maggior parte degli atenei ha rivisto gli statuti, spesso consentendo un terzo mandato per i rettori. Il suo ministero, che pure doveva esprimersi, ha tacitamente approvato gli statuti.

Ho ritenuto di dover rispettare le autonomie. Ma per il futuro non sarà più così.

Ministro, sa che più del 30% dei rettori italiani superano i 66 anni e che potranno quindi andare in pensione come rettori? Non mi sembra un'efficace azione di contrasto ai baroni.

Le ho detto che per il futuro non sarà più così! Anche il merito sarà una voce di bilancio. Infatti ho stabilito che se i conti degli atenei saranno in rosso non si potrà assumere

Lasciare al proprio posto i responsabili del deficit e sbarrare la strada ai più giovani le è sembrata la cosa più logica? Ministro, non le pare che con questo provvedimento abbia invece penalizzato pesantemente le giovani generazioni di studiosi?

Ho diminuito il potere dei baroni cambiando le regole concorsuali.

Le commissioni di concorso sono però ora costituite da soli ordinari, che hanno dunque più potere di prima.

I professori saranno selezionati da commissari sorteggiati da un elenco creato ad hoc, mentre per i ricercatori si applicheranno parametri riconosciuti in ambito internazionale. 

A molti la norma sui concorsi dei professori è sembrata fatta apposta per mantenere lo status quo. E' stato inoltre da lei confermata l'abolizione del ruolo dei ricercatori; per diventare ricercatore a tempo determinato c'è solo un concorso locale, in cui il professore di riferimento ha un grande potere discrezionale. I nuovi ricercatori saranno persone con contratto a termine, la cui autonomia di giudizio sarà ben diversa rispetto a quella degli attuali ricercatori. Anche queste sono giudicate da molti negli atenei norme pro e non contro i baroni.

Ma saranno più giovani e meglio selezionati

Un ricercatore a contratto dev'essere laureato (25 anni), conseguire il dottorato di ricerca (28 anni) e ottenere degli assegni di ricerca (31-34 anni). A questo punto può diventare ricercatore a tempo determinato; se supera il tenure track e prende l'idoneità nazionale, nella migliore delle ipotesi sarà quarantenne. Non è poi così giovane.

Era necessario tagliare gli sprechi. Il governo Berlusconi intende sostenere le realtà migliori: più soldi andranno agli atenei capaci di soddisfare i nuovi criteri qualitativi stabiliti dal ministero e i finanziamenti già elargiti sono oltre 525 milioni di euro, il 7% del Fondo di finanziamento ordinario.

Mi pare che lo scorso anno le sia stata già contestata dai rettori una premialità su base territoriale. Le università del Nord premiate; quelle del Sud penalizzate.

Sciocchezze. Abbiamo ora una nuova agenzia di valutazione del sistema universitario (Anvur), che esaminerà la qualità degli atenei. In base ai risultati sarà distribuita una parte del Fondo di finanziamento ordinario alle università ed agli enti di ricerca premiando così le realtà migliori. L'esecutivo, per garantire trasparenza, autonomia e indipendenza, ha deciso che sarà il Presidente della Repubblica a individuare i membri del Consiglio direttivo dell'Anvur.

Rilevo che l'agenzia non è ancora operativa. Lei dichiara esplicitamente l'obiettivo di voler raggiungere l'eccellenza. Nelle università e nei centri di ricerca molti ritengono che questa sia una delle sue dichiarazioni più velleitarie. Con la significativa riduzione dei finanziamenti, il turn over del personale docente quasi completamente bloccato, gli avanzamenti di carriera ridotti al lumicino, l'eccellenza pare un obiettivo davvero irraggiungibile.

Questa è propaganda disfattista. Raggiungeremo l'eccellenza attraverso il risparmio di risorse con una razionalizzazione dei corsi di laurea ed una nuova destinazione del risparmio. Il percorso è tracciato e passa attraverso numerosi provvedimenti già attuati dal governo.

Nella sua legge si ridisegna la struttura di governo delle università. In sintesi, si tratta di una semplificazione di organi collegiali e di una drastica riduzione del numero degli attori. Non mi dica che ritiene anche questa una norma anti-baroni.

Forse non ha letto che il CdA degli atenei sarà con maggioranza di consiglieri esterni. Le funzioni del CdA sono potenziate. I professori contano meno…

Sì, un CdA che ricorda quello delle ASL. Per di più, i cui componenti saranno nominati dal rettore. Forse ci sarà spazio per il sottogoverno politico, ma il potere resta in mano ai baroni.

Guardi, le ho descritto un quadro organico di interventi. Molta strada è già stata percorsa dal governo Berlusconi e un lungo tratto resta ancora da battere. L'inversione di tendenza, però, è netta. La saluto.

Buon lavoro, ministro

Termina così quest'intervista possibile al ministro Gelmini, fatta di frasi a lei attribuibili (confronta http://www.governoberlusconi.it/detail.php?id=652) o di concetti espressi in varie occasioni. Il ministro pare credere nel piano organico di rinnovamento delle università, a partire da quello che lei chiama "addio ai Baroni".
Mentre la guardo allontanarsi vestita della corazza delle sue sicurezze, mi sovviene la scena di un grande romanzo, Il gattopardo. In un contesto tipicamente italiano, Fabrizio Corbera, principe di Salina rimane immortale con la frase «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!». Tutto sta cambiando. Purtroppo, in peggio. Il sospetto che ci sia in questa riforma una logica gattopardesca è davvero forte.

Allegati:
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